“La Grande Bellezza”: cosa rimane di Roma

Roma raccontata nel film di Sorrentino "La Grande Bellezza"Un film che ha suscitato grande scandalo, ma che forse non è stato preso nella giusta considerazione dalla critica. “La Grande Bellezza” è un film straordinario, diretto e sceneggiato da Paolo Sorrentino. Gli attori sono nomi conosciuti: dal protagonista, il grande Toni Servillo, che interpreta Jep Gambardella, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli e molti altri.

La storia di Jep Gambardella

Jep Gambardella è un giornalista navigato, un critico d’arte, uno scrittore, un uomo molto conosciuto nel mondo dei vip. Vive immerso in una mondanità tanto squallida e insignificante quanto sono grandiosi l’arte e il passato di Roma, di cui si fa fregio. Dopo aver scritto un libro molto apprezzato in gioventù non ne ha più scritti altri, e passa ora le sue serate in feste esclusive e ballando fino a tarda notte, pur non essendo più giovane. Jep Gambardella era molto ambizioso, ambiva non ad essere invitato alle feste dei vip. Ma ad “avere il potere di farle fallire”. E questo è riuscito ad ottenerlo, ha avuto dalla vita tutto ciò che voleva. Nonostante questo non è felice. Dal momento in cui gli si presenta sulla soglia di casa l’ex marito del suo primo amore, rimasto vedovo, con il diario di lei in mano, continua a pensare al amore giovanile perduto, che coincide forse con il momento in cui ha perso la voglia di scrivere libri. Questo episodio, insieme al compimento dei sessantacinque anni, lo portano a riflettere sulla sua vita e sul mondo in cui è immerso. Si rende conto di quanto siano superficiali e futili i personaggi che lo circondano, presi dalle chiacchere e dalla notorietà del mondo dello spettacolo, per cui tutto è apparenza. Uno spettacolo miserabile di caricature di soubrette ormai invecchiate e imbruttite, di chi anela in qualunque modo ad avere un po’ di notorietà, di vite private e rapporti intimi distrutti o inesistenti.
Alla fine Jep trova però una via d’uscita e riprende la volontà di scrivere.

La critica

Accolto con freddezza al Festival di Cannes, dove è stato presentato quest’anno, il film trova però grande apprezzamento nelle sale, viene proiettato anche in Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Il 25 settembre ha vinto il titolo di “film rappresentante il cinema italiano” nella selezione del Premio Oscar 2014 al miglior film in lingua non inglese. E lo premia anche il pubblico sono nella prima settimana ha incassato oltre due milioni di Euro.
A Cannes è stato criticato per aver voluto citare “La Dolce Vita” di Fellini senza esserne all’altezza. Ed in effetti le citazioni dei grandi autori della letteratura forse sono un po’ troppo ridondanti, a volte le sentenze ripetitive, a volte il ritmo rallenta un po’troppo nella sceneggiatura che pur sa regalare bellissime fotografie e atmosfere di Roma. Ma è anche vero che il film è molto diverso da “La Dolce Vita”, è una critica aspra e senza scampo ai volti della mondanità, una “Babilonia disperata” e flaccida, inutile, fatta di ricche borghesi egocentriche, figli pazzi, un poeta che non parla mai, una bambina che fa action-painting perché costretta dai genitori, il lanciatore di coltelli, personaggi della televesione e dello spettacolo che non hanno niente da dire. Un vescovo, che non ha niente da dire, e perciò parla solo di ricette di cucina. L’arte che non ha più niente da dire, e perciò la performer si mette a piangere quando Jep la intervista e le chiede cosa effettivamente significhi ciò che sta facendo. Un critica al vetriolo alla Chiesa, alla cultura, al mondo dell’arte contemporanea romana. Che potrebbe anche aver punto un po’ troppo sul vivo i componenti della giuria di Cannes.

Immagine: TimeHacker – FotoliaSimilar Posts:

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